10 Maggio 2009 - Primo anno PDF Stampa E-mail
Scritto da Rinaldo Marinelli   
Venerdì 08 Maggio 2009 02:08
Rallegriamoci! E’ questo il tempo di Pasqua, tempo di primavera del cuore cristiano, risveglio a vita nuova insieme a tutta la natura.
Grazie! Un grazie affettuoso a p. Andrea e a voi tutti per averci sostenuto nel “servizio” della solidarietà.

Visitandoci nella nostra comune bottega del mondo, una porta sulla strada schiusa verso il povero, avete toccato un luogo dove le idee diventano progetti, la partecipazione diventa coinvolgimento, la bellezza dignità, la giustizia cerca di essere pratica quotidiana.
A Pasqua, dice il cardinal Martini, risplende la bellezza che salva e la carità divina si effonde nel mondo. Non solo si compie la vittoria sul silenzio della morte ma si compie anche il supremo “esodo” di Dio verso l’uomo, si attiva quell’apertura all’oltre da sè cui aspira il cuore umano. Se facciamo nostro l’evento di Pasqua, noi pure siamo trascinati in questo vortice che invita a uscire da sé stessi, a dimenticarsi, a gustare la bellezza del dono gratuito di sé.
Allora non basta deplorare e denunciare le brutture del nostro mondo: bisogna irradiare la bellezza di ciò che è vero e giusto nella vita perché solo questa bellezza rapisce i cuori e li rivolge a Dio. Ma “quale bellezza salverà il mondo?” (Lettera pastorale 2000 di C.M.Martini)
In questi giorni di provata desolazione che ci ha visto partecipi coralmente ai disagi, ai dolori e alle molte sofferenze dei nostri fratelli d’Abruzzo sono sbocciati fiori di compassione e di amore gratuito: sono sbocciati con la forza irriducibile della speranza in lotta contro ogni forma di solitudine e di morte per l’anelito irresistibile del cuore dell’uomo alla bellezza dell’amore. Una madre racconta come la sua bambina sia stata salvata da vicini sconosciuti: “Hanno dei figli anche loro, hanno rischiato la vita per la mia. Angeli sono, come devo chiamarli?” ed il giovane ventenne, giocatore dell’Aquila Rugby, un colosso che in quell’alba di macerie si è caricato in spalla una donna e poi suo marito per allontanarli dalla loro casa crollata e poi con quelle mani come badili, instancabile a scavare per gente mai vista.
Per chi si riconosce amato da Dio e si sforza di vivere l’amore solidale e fedele nelle diverse situazioni di prova della vita e della storia, diventa allora bello vivere questo nostro tempo, che pur ci appare così pieno di cose brutte e laceranti, cercando di interpretarlo anche nei suoi enigmi dolorosi e conturbanti. Risplenda allora la solidarietà: non come vaga compassione o superficiale intenerimento per i mali di tanti persone, vicine e lontane ma quale determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune. Il bene di tutti e di ognuno, perché ognuno sia veramente responsabile di tutti.
Rinaldo Marinelli per Equosì
 
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