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Giovedì 17 Aprile 2008 19:28 |
Il divario tra Nord e Sud (o meglio i tanti Sud) del mondo è sempre più grande ed evidente. Ricchezza e povertà non sono concetti astratti ma realtà concrete strettamente legate all’agire umano in campo politico, economico, sociale, religioso.
Il commercio equo-solidale, nato una cinquantina di anni fa, si propone di contribuire allo sviluppo socio-economico dei paesi più poveri del mondo scegliendo percorsi commerciali alternativi a quelli dell’economia tradizionale e caratterizzati da un sistema di scambi più equilibrato.
Nato con la commercializzazione di prodotti classici come caffè, tè, miele e cacao, si è spostato negli ultimi anni verso nuove proposte: frutta fresca, vino e altre bevande, abbigliamento, arredamento per la casa, cosmetici, articoli da regalo, bomboniere solidali e tanto altro ancora.
In definitiva tutto ciò di cui si può aver bisogno ma con un valore aggiunto: quello della qualità, dell’originalità e della solidarietà.
Perché un commercio equo?
 Perché sceglie di:
- pagare ai produttori locali un “prezzo equo” tale da consentire loro e alle loro famiglie di soddisfare i bisogni essenziali e un livello di vita dignitoso;
- contribuire all’attuazione di progetti di autosviluppo con prefinanziamenti e premi (evitando quindi l’indebitamento);
- creare con il produttore una collaborazione di lunga durata tale da permettergli maggiore sicurezza e serenità di vita;
- importare direttamente i prodotti eliminando intermediari costosi e pagando meglio il produttore; - garantire una produzione attenta ai diritti dei bambini e delle donne (spesso i più offesi e sfruttati);
- sostenere tecniche produttive rispettose dell’ambiente promuovendo produzioni biologiche e processi produttivi e distributivi a basso impatto ambientale.
In conclusione per noi sostenere e promuovere il commercio equo e solidale è cooperare a costruire un mondo per tutti, non solo per alcuni.
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Ultimo aggiornamento Martedì 15 Settembre 2009 11:10 |