Sindyanna of Galilee - Palestina PDF Stampa E-mail

graduatesjoin-kash-manda_01Sindyanna of Galilee è una organizzazine no-profit, sorta nel 1996 nel villaggio di Majad al-Krum (territori occidentali della Galilea) dall'iniziativa congiunta di un gruppo di donne arabe ed ebree e con l'obiettivo di sostenere la coltivazione dell'olivo e la produzione di olio in una regione fortemente provata da conflitti, ingiustizie e soprusi quotidiani.

Il problema principale a cui si erca di dare risposta è il recupero e la salvaguardia delle terre conquistate e confiscate dal governo israeliano, mantenendo così un'attività economica importante per molte famiglie, con particolare riferimento al lavoro delle donne. Un altro obiettivo estremamente importante è la creazione di momenti di lavoro comune fra arabi ed ebrei.

La popolazione dei territori occidentali della Galilea comprende circa 240.000 arabi e 50.000 ebrei. La principale attività agricola è legata ll'ovicoltura, condotta soprattutto da piccoli coltivatori arabi. Buona parte della popolazione palestinese, tuttavia, cerca lavoro nelle cittadine grandi della zona, tradizionalmente popolate da ebrei. La raccolta delle olive costituisce comunque una integrazione importante del reddito di molte famiglie, anche se la politica di confische ed esportazioni portate avanti dal governo israeliano in quest'ultimo decennio ha notevolmente ridotto questa fonte di reddito. Dal 1980 una notevole parte delle terre coltivate della zona (circa 25.000 ettari) è stata posta sotto il controllo dell'amministrazione regionale del Misgav Council, tradizionalmente gestito da esponenti della popolazione ebraica. Questo ente ha la facoltà di confiscare terreni per usi pubblici, ma questi interventi raramente vanno a beneficio della comunità araba.

Il nome "Sindyanna" significa "quercia" in arabo e rappresenta, per la sua forza e longevità, un albero simbolo in Galilea. La parola "Sindyanna" evoca inoltre la relazione strettissima che esiste tra gli abitanti di Galilea e la loro terra, come ricorda Samya Na'amneh, una donna palestinese impegnata attivamente nel progetto: "I miei nonni avevano trenta alberi di olivo in cima ad una collina. Avremmo voluto aiutarli a portare lì l'acqua, per mantenere in vita quelle piante, ma ora quella terra non appartiene più a loro, perché è stata confiscata dal governo; mi piace comunque ricordare l'importanza degli ulivi per la mia famiglia, perché permette a tutti noi di mantenere vivo questo legame tra la terra e la gente".

Sindyanna intende dare un contributo allo sviluppo della coltivazione dell'olivo e alla commercializzazione dei prodotti ad esso aollegati (olio, saponette ed erbe aromatiche), nella speranza che l'esempio possa essere seguito da altre iniziative analoghe. Vengono inoltre organizzati dei "Days of work", giornate di lavoro in cui si impiantano nuovi ulivi in terre incolte, così da contrastare il più possibile l'azione di confisca da parte del governo. Vengono inoltre vendute ai piccoli coltivatori della zona circa 6.000 piantine di ulivo all'anno a metà prezzo. Il principale lavoro dell'organizzazione, tuttavia, risiede nella produzione e commercializzazione dell'olio di oliva, le due fasi in cui la gestione si rivela più problematica, considerata soprattutto la situazione generale, la difficoltà di reperire nuovi mercati e la precarietà dei trasporti e della comunicazione. Le olive vengono acquistate da famiglie di piccoli  olivicoltori. L'ambito di riferimento è quello del Fair Trade (l'organizzazione è socia IFAT) e in questi anni sono state avviate relazioni commerciali con numerose realtà no-profit europee, statunitensi e giapponesi. Sindyanna svolge inoltre un importante lavoro di consulenza riguardo alla produzione biologica e al miglioramento delle tecniche di coltivazione, attraverso il potenziamento di alcune pratiche agronomiche, fra cui l'integrazione.

 
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